PALERMO_HAVANA

 

In suo testo degli anni ’80, Nan Goldin denunciava la convinzione popolare che” il fotografo sia per sua natura un voyer, l’ultimo invitato al party”. E subito dopo affermava che in realtà le sue fotografie erano il suo party, la sua famiglia, la sua storia. La chiamata in causa dell’artista americana assolve, in questo caso, ad una duplice funzione: è senz’altro un modello per le fotografie di Desideria Burgio, ma le definisce anche e soprattutto il campo d’azione della giovane artista siciliana. Le seria fotografiche di Desideria Burgio, ed in particolare Palermo_Havana presentate in estratto alla Galleria S.A.C.S. hanno generalmente una funzione diaristica. L’immediatezza degli scatti si combina con il genere novecentesco del ritratto sociale. I particolari scorci di queste case di Palermo e dell’Havana ci mostrano degli interni fortemente caratterizzati per altre sorprendenti affinità ( specie per la manifestazione della rigidità popolare ), di cui la Burgio sembra restituirci il racconto e la visione; entrambi esatti e inalterati. Tuttavia, questa sorta di narrazione, spontanea e non celebrativa, nella sua successione trasforma l’ambiente reale in una sorta di still life. Le stanze, i mobili, i santini delle case di Palermo e dell’Havana si trasformano in oggetti inanimati subordinati all’uso e al possesso dell’uomo. Desideria Burgio pone l’osservatore nella posizione tipica del voyer, per il quale gli oggetti, le immaginette e le cose fanno parte di una costruzione particolare e di una possessione portatile. Un grande maestro dell’inquadratura come Alfred Hitchcock affermava, a ragione, che in realtà siamo tutti dei voyer e che è l’imperativo “non farsi scoprire”

Giovanni Iovane

 #PALERMO

Un diario d’immagini che, nel tempo, Desideria Burgio ha dedicato esclusivamente alla sua città: Palermo. Una collezione di migliaia di scatti che compongono un racconto intimo del capoluogo siciliano, in continuo divenire: all’inizio condiviso solo su Instagram poi elaborato in progetto artistico. Per questa edizione speciale, sono state selezionate ventuno immagini che diventano una guida che ci conduce attraverso la città, come fa l’artista nelle sue quotidiane flânerie, tra luoghi pubblici e privati, per ricostruire un racconto dello spazio urbano che ci aiuta a modificare il nostro modo di vedere Palermo, attivando inedite relazioni. Una caccia al tesoro tra siti diversi, per cercare di cogliere un sentiero nuovo tra le memorie antiche di una città fatta di molteplici stratificazioni. Immagini simili a ritratti dipinti con pennellate leggiadre, rapide ma efficaci nel trasferire un’empatia tra soggetto e oggetto che coinvolge lo spettatore all’interno dello stupore di un’abbacinante e ambivalente luce Mediterranea.  Alcuni dettagli decontestualizzano i paesaggi familiari, colti in un momento topico, come in alcune visioni oniriche, sintesi di quiete e assenza, che conferiscono uno sguardo magico sul quotidiano. 

 

Valentina Bruschi

“Tutti gli attrezzi e i motori sulla terra sono soltanto estensioni delle membra e dei sensi dell’uomo”.

Quest’arguta osservazione di Ralph Waldo Emerson è sicuramente estendibile ai motori che determinano le rotazioni degli algidi universi narrati da Desideria Burgio.

Se per qualche istante però, gli universi appaiono occultati dalle tinte piatte, l’epidermide ne restituisce i riflessi permettendo una lettura, seppur indefinita,  di fascinosa efficacia. 

E’ segnata da pieghe, nei, imperfezioni,  è la pelle a vestirsi da elemento narrativo confinando con la stoffa di quei pochi abiti che, mai casuali, rendono vivide presunte ambiguità capaci di pesare come macigni su un’elegante e ritrovata iconografia classica.

Ogni scatto è un frammento immutabile di ricercata instabilità, dove i pesi non sono mai completamente bilanciati, lasciando presagire un momento di stanca che ridoni compostezza. 

Mancano appigli, riferimenti, eppure nulla è poco familiare, anzi, i corpi ritratti potrebbero appartenerti, restituendo un’immagine distorta e dall’indefinibile peso specifico. Il corpo è chiuso in movimenti minimi, serrati, che non lasciano spazio al rosso tumescente che spinge i contrasti, le cromie della carne si disfano appena sotto le mani pronte a coprire piccoli lembi.

Ogni scatto è un accenno biografico auto-conclusivo, un'impalcatura, un modello profondo sottostante le cose, lo scheletro che ne costituisce l'identità essenziale. Più che una vita quindi, si racconta la Vita intesa come tempo decostruito, analitico, biologico, trascendendo il documentarismo in favore di un marcato accento surreale. D’altronde se nelle biografie risiedesse l’essenza della verità, si assisterebbe al declino delle finzioni del mondo; una sconfitta quanto mai improbabile. E’ Il nostro intuito ad uscirne truffato ed è Desideria ad illuderci piacevolmente di restituire ai corpi una parvenza d’autonomia, “sfortunatamente” i corpi finiscono per intrattenerci come burattini d’antan realizzati con tanta perizia da renderli mimetici in contesti reali.  Sono corpi abbandonati dai sentimenti, anime vaganti in un contenitore che non ha più voglia di contenerle, un vortice che rincorre la morte con la passione mai sopita dei desideri infantili, una tragica rappresentazione parodistica ed un’assoluta ricerca di sintesi tra l’estetica e il senso profondo, la tradizione e la ricerca, dove tutto si dipana in favore di una semplicità organica e compatta. 

Desideria rispetta profondamente le esistenze, le ritrae con eleganza e una dose di cinismo, ne sottolinea elementi ininfluenti, possibilmente defilati ma assolutamente presenti nella loro casuale magnificenza. Segni di una presenza restituita soltanto a tratti, fulminata in singhiozzi di durata che non saranno mai tempo.

Federico Lupo

 Me too  di Raffaella Guidobono

 Il corpo è il materiale dell'installazione. La fotografia trasforma
 particolari di esperienze umane in una sorta di magnetismo, intriso di
 pratiche religiose e devozione dei santi. Desideria Burgio, influenzata
 dalla presenza distintiva del palermitano e della Sicilia in generale
 presenta una serie di 10 ritratti e un dittico alla Vucciria di Palermo. I
 rituali di idolatria cristiana disciplinati da codici ai quali volutamente
 Desideria sfugge, permettono alla nostra cultura di ritrovare nell'umanità
 il divino, nelle persone qualunque l'eleganza della postura ieratica.
 Mantenere corpo e anima insieme per rimanere vivi, è l'insegnamento di
 Marina Abramovic, la cui influenza è fondante nel lavoro dell'artista. Qui
 si investiga la gestualità rarefatta, la fissità statuaria e l'inaspettata
 eleganza del diverso, del tipo fisico lontano dagli stereotipi solitamente
 tramandati dal culto. L'abito a volte è narrativo, qui l'osservazione è
 puramente estetica, non prevede di descrivere nei dettagli la persona
 ritratta ma spogliarla degli standard correnti. Non permette
 l'identificazione precisa ma al contempo consente la proiezione dello
spettatore che ha nelle corde l'utopia di una enorme dimestichezza con il
 proprio corpo e ama vedersi riflesso nell'epidermide altrui.
 L'angolazione dello sguardo è femminile e tutto muove. La Madonna laica
 che regge una lattuga è un ideale autoritratto senza esserlo. Vi ricorre
 una snellezza familiare all'artista, l'inquadratura è un piano americano
 senza testa, audace propaggine del canonico mezzobusto, come gli altri 9
eloquenti personaggi. I segni distintivi sono confusi da indumenti
 scambiati, mani maschili smaltate di rosso, lingerie femminile indossata
 da un uomo. Anche la scelta di un mercato popolare non è casuale.
 Il percorso si snoda tra lo spezzaro, il fruttivendolo, la Taverna Azzurra
 e chiude la processione nella Piazza Caracciolo, o meglio spalanca lo
 sguardo sopra il dittico di Gesù Cristo che mostra un cuore di bue grande
quanto la sua testa. E' un offerta, quasi un invito ad aprirsi, ad
 aprirci, destinato a chiunque lo osservi. Il grande formato rende l'opera
 il culmine di una processione. La celebrazione del mistero è capovolta,
 non si desidera lasciare incompiuto il miracolo della cultura popolare, ma
 si legittima una nuova Immacolata Concezione che rivede le sembianze di
 edicole e tabernacoli per sfoderare un aspetto contemporaneo di grande
 effetto, una estetica pacificante.
 Il lavoro di Desideria Burgio non nasce da un'osservazione distaccata ma
 al contrario si fonda sulla volontà di toccare l'anima ai suoi prescelti,
 una forma di tenerezza che arriva a svelare ammirazione e certificare la
 coscienza di sè.
 Dopo aver studiato Fotografia allo Ied di Roma e all'Accademia delle belle
 arti di Palermo, un nuovo percorso individuale la porta a questa prima,
 matura, personale. L'immediatezza non è mai edonistica e l'analisi più
 attenta svela un atteggiamento di profonda empatia con la forma capace di
 intrecciare pubblico e privato. L'io nel ritratto è individuale e
 universale, non c'è memoria ma solo presente e futuro, come se nella
 proiezione di uno scatto fosse contemplata l'inesausta ricchezza della
 vita, una enorme energia vitale ma anche la presenza di fine imminente e
 inesorabile che tramanda la vita ad altri e la eterna per sempre.

 

© 2017 Desideria Burgio

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