ME TOO

[Mee too]

Fotografia a colori , 50×70

2006

Me too

Me too di Raffaella Guidobono
Il corpo è il materiale dell'installazione. La fotografia trasforma
particolari di esperienze umane in una sorta di magnetismo, intriso di
pratiche religiose e devozione dei santi. Desideria Burgio, influenzata
dalla presenza distintiva del palermitano e della Sicilia in generale
presenta una serie di 10 ritratti e un dittico alla Vucciria di Palermo. I
rituali di idolatria cristiana disciplinati da codici ai quali volutamente
Desideria sfugge, permettono alla nostra cultura di ritrovare nell'umanità
il divino, nelle persone qualunque l'eleganza della postura ieratica.
Mantenere corpo e anima insieme per rimanere vivi, è l'insegnamento di
Marina Abramovic, la cui influenza è fondante nel lavoro dell'artista. Qui
si investiga la gestualità rarefatta, la fissità statuaria e l'inaspettata
eleganza del diverso, del tipo fisico lontano dagli stereotipi solitamente
tramandati dal culto. L'abito a volte è narrativo, qui l'osservazione è
puramente estetica, non prevede di descrivere nei dettagli la persona
ritratta ma spogliarla degli standard correnti. Non permette
l'identificazione precisa ma al contempo consente la proiezione dello
spettatore che ha nelle corde l'utopia di una enorme dimestichezza con il
proprio corpo e ama vedersi riflesso nell'epidermide altrui.
L'angolazione dello sguardo è femminile e tutto muove. La Madonna laica
che regge una lattuga è un ideale autoritratto senza esserlo. Vi ricorre
una snellezza familiare all'artista, l'inquadratura è un piano americano
senza testa, audace propaggine del canonico mezzobusto, come gli altri 9
eloquenti personaggi. I segni distintivi sono confusi da indumenti
scambiati, mani maschili smaltate di rosso, lingerie femminile indossata
da un uomo.

Anche la scelta di un mercato popolare non è casuale.
Il percorso si snoda tra lo spezzaro, il fruttivendolo, la Taverna Azzurra
e chiude la processione nella Piazza Caracciolo, o meglio spalanca lo
sguardo sopra il dittico di Gesù Cristo che mostra un cuore di bue grande
quanto la sua testa. E' un offerta, quasi un invito ad aprirsi, ad
aprirci, destinato a chiunque lo osservi. Il grande formato rende l'opera
il culmine di una processione. La celebrazione del mistero è capovolta,
non si desidera lasciare incompiuto il miracolo della cultura popolare, ma
si legittima una nuova Immacolata Concezione che rivede le sembianze di
edicole e tabernacoli per sfoderare un aspetto contemporaneo di grande
effetto, una estetica pacificante.
Il lavoro di Desideria Burgio non nasce da un'osservazione distaccata ma
al contrario si fonda sulla volontà di toccare l'anima ai suoi prescelti,
una forma di tenerezza che arriva a svelare ammirazione e certificare la
coscienza di sè.
Dopo aver studiato Fotografia allo Ied di Roma e all'Accademia delle belle
arti di Palermo, un nuovo percorso individuale la porta a questa prima,
matura, personale. L'immediatezza non è mai edonistica e l'analisi più
attenta svela un atteggiamento di profonda empatia con la forma capace di
intrecciare pubblico e privato. L'io nel ritratto è individuale e
universale, non c'è memoria ma solo presente e futuro, come se nella
proiezione di uno scatto fosse contemplata l'inesausta ricchezza della
vita, una enorme energia vitale ma anche la presenza di fine imminente e
inesorabile che tramanda la vita ad altri e la eterna per sempre.